Sono a detta di tutti il più grande installatore di caldaie a gas che si ricordi nella Mongolia Occidentale dalla resurrezione di Cristo. Chi lo nega è un agitatore senza inibizioni al soldo dei no global.
"Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, di pensarsi libera. Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così, perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio. Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbruttiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più."
Il caldo mi stressa.
I vicini (lato A) indiani con la musica gnicchegnicche a tutto volume mi stressano.
Il vicino (lato B) trombettista della controra mi stressa.
La ziazitella mi stressa.
Le zanzare mi stressano... a propò è iniziata la stagione dei ponfi qua e ponfi là!
Il sudore mi stressa.
Luca Toni mi stressa.
Il dente del giudizio mi stressa.
Il pc mi stressa.
Che palle.
Siamo ogni capello che abbiamo perso
ogni occasione che volemmo ignorare
ogni donna che abbiamo lasciato
ogni donna che ci ha abbandonato.
Siamo la partita che non giocammo
quella che non ci fecero giocare,
un pomeriggio senza nostro padre
e un paese straniero senza nostra madre.
Siamo il vuoto lasciato dalla donna
della nostra vita ogni volta che
reclama il nostro immutato stupore.
Siamo tutto l'amore che non ci è toccato
tutte le carezze che non abbiamo dato.
Siamo tutti i libri che comprammo
e non abbiamo letto - rassegnati ostaggi
della nostra ignoranza - siamo il libro
che non abbiamo scritto;
siamo il silenzio della nostra stanza
e l'impotenza di dire "ti amo" ,
siamo quello che non sappiamo
siamo tutto ma tutto quello che non siamo;
una primavera che non riesce a fiorire perché
anche l'inverno ha diritto di non voler morire.
Siamo i morti che non abbiamo pianto
e i vivi che non ci sono accanto,
la morte che non ci toccò
ed anche quella che ci mancò.
Siamo ciò che abbiamo dimenticato,
quello che in sogno abbiamo ricordato
e tutto quello che non ci fu rivelato;
siamo il vuoto in cui piombiamo
quando siamo pieni e non ce ne
ricordiamo che alla fine.
Siamo il pieno che non riconosce le rose
e le mangia con tutte le spine;
siamo più di uno
siamo al minimo due cose.
Siamo sangue
che incontra il sangue di qualcuno e ne diffida.
Siamo la corrida di quei fiumi che dicono
una storia di cifre che non si combinano
sempre bene;
siamo rincorsi da colui
che dicono divida, si metta per traverso.
Siamo in un verso di questi metri sfilacciati
siamo quelli che persero il pelo e presero il vizio
siamo più di una cosa e ciò sarebbe buono
se più di una cosa facesse almeno un uomo.
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